Androsace hausmannii, uno degli endemismi delle Alpi Orientali coltivati nel giardino.

Il percorso botanico – secondo settore
Nel secondo settore, localizzato nella parte centrale del Giardino nell’area adiacente al secondo edificio, sono raggruppati altri ambienti comuni nel territorio alpino. All’inizio del percorso si trovano le specie normalmente diffuse nei pascoli magri acidofili (Nardetalia). Questa vegetazione di origine secondaria è stata ricavata a scapito di boschi di conifere o latifoglie (faggete o querceti). Il cervino (Nardus stricta), graminacea a foglie pungenti favorita dal pascolo, caratterizza la fisionomia di questa vegetazione. I nardeti, nel caso in cui siano ricchi in specie e si sviluppino su substrati silicei della fascia montana, sono habitat considerati prioritari a livello comunitario (codice *6230). Al contrario i nardeti sviluppatisi a causa di carichi di pascolo eccessivi sono formazioni generalmente impoverite e di scarso interesse floristico. Oltre al nardo, si possono osservare altre specie acidofile, alcune delle quali offrono fioriture spettacolari. In queste cenosi sono infatti comuni la genziana punteggiata (Gentiana punctata), la costolina alpina (Hypochoeris uniflora), la genziana di Koch (Gentiana acaulis), l’anemone alpina (Pulsatilla alpina) ed anche alcune specie officinali come arnica (Arnica montana) e iperico (Hypericum maculatum). Nelle Prealpi e nelle Dolomiti anche i nardeti subalpini, più frequenti di quelli montani, sono spesso ricchi di specie. Proseguendo, è possibile visitare alcuni ambienti artificiali che ricreano piccole aree umide. Nella zona delle torbiere basse basifile (Caricetalia davallianae) si possono ammirare la bella e rara genziana stellata (Swertia perennis), specie inclusa in Lista Rossa, la primula farinosa (Primula farinosa), la tajola comune (Tofieldia calyculata) ed alcune carici come la carice di Davall (Carex davalliana), o la carice migliacea (Carex panicea). Nella zona delle torbiere acidofile (Scheuchzerietalia palustris ed Oxycocco-Sphagnetea) sono coltivate le drosere (Drosera rotundifolia e la più rara Drosera longifolia), specie “carnivore” che, sviluppandosi su suoli estremamente poveri di nutrienti, integrano il fabbisogno di azoto catturando piccoli insetti con papille adesive poste sulle foglie. Alcune piante trovano il loro habitat d’elezione su cumuli di sfagno molto acidificati e poveri di nutrienti, come ad esempio il mirtillo palustre (Vaccinium oxycoccos), l’andromeda (Andromeda polifolia) e la carice a pochi fiori (Carex pauciflora). Le torbiere sono habitat di interesse comunitario (quelle alte e quelle boscose sono prioritarie) e assumono sulle Alpi un carattere di vegetazioni relitte molto fragili sulle quali andrebbero mirate precise azioni di conservazione. I prati umidi (Molinietalia coeruleae) sono formazioni un tempo regolarmente sfalciate che si sviluppano su terreni con elevata disponibilità idrica. La specie dominante è la gramigna liscia (Molinia coerulea), graminacea cespitosa e di taglia elevata, alla quale si accompagnano la rara genziana mettimborsa (Gentiana pneumonanthe), l’erioforo (Eriophorum latifolium), il morso del diavolo (Succisa pratensis), il pigamo giallo (Thalictrum lucidum) e la delicata valeriana dioica (Valeriana dioica). Anche questi ambienti sono interessati da fenomeni di abbandono a causa della specializzazione dell’attività zootecnica che utilizza sempre meno, per l’approvvigionamento di foraggi, le superfici scomode e poco produttive. Nei piccoli specchi d’acqua mesotrofi (Nymphaeion albae) galleggiano le foglie di alcune idrofite che radicano sul fondo, ma che svillupano l’apparato fotosintetico sulla superfice dell’acqua; tra queste si distinguono per i bei fiori le ninfee (Nymphaea alba e Nuphar lutea) e il meno appariscente, ma ormai raro poligono anfibio (Persicaria amphibia). Sulle sponde si trovano alcune comuni monocotiledoni come la mazza sorda (Typha latifolia), il coltellaccio maggiore (Sparganium erectum) e la carice spondicola (Carex elata), che possono essere osservate in natura sulle sponde dei fossati. Sul fondo della dolina ai piedi del ghiaione sono concentrate alcune comuni entità di prato e pascolo pingue (Molinio-Arrhenatheretea). Queste vegetazioni sono fortemente influenzate dall’uomo con il taglio, la concimazione (organica e/o minerale) ed il pascolamento. Le graminacee dominano la composizione floristica (ad es. Arrhenatherum elatius, Trisetum flavescens e Poa alpina), ma non mancano le belle fioriture primaverili del botton d’oro (Trollius europaeus), del giglio di S. Antonio (Paradisea liliastrum) e del narciso (Narcissus radiiflorus). In questa zona sono coltivate, una vicina all’altra, la genziana maggiore (Gentiana lutea) e il veratro (Veratrum album). La prima, tradizionalmente utilizzata per aromatizzare la grappa, può essere confusa con la seconda, specie molto velenosa che si differenzia per le foglie disposte in maniera spiralata e non opposta. La zona sicuramente più ricca di rarità è quella delle roccere e dei macereti. Una prima parte di questo settore è costituita da materiale di natura silicea e acida che ricrea artificialmente gli habitat tipici dei rilievi magmatici e metamorfici presenti nelle Alpi Orientali. Nelle vallette nivali (Salicion herbaceae), piccole depressioni della fascia alpina in cui la neve permane per lunghi periodi, si possono apprezzare il salice erbaceo (Salix herbacea), la canapicchia glaciale (Gnaphalium supinum), la sibbaldia (Sibbaldia procumbens) e il falangio alpino (Lloydia serotina). Il salice erbaceo è adattato a questo ambiente accrescendo i propri fusti nel suolo e riducendo l’apparato epigeo a solo due foglie e l’infiorescenza. Nelle brughiere subalpine ad arbusti nani e licheni fruticosi (Loiseleurio-Vaccinion), localizzate in natura su creste e dossi ventosi, si trovano piante adattate alle condizioni climatiche più estreme: si ricordano l’azalea delle Alpi (Loiseleuria procumbens), la moretta comune (Empetrum hermaphroditum) e gli stessi licheni (Cetraria islandica, C. ericetorum e Cladonia rangiferina). Nelle praterie primarie (Caricetalia curvulae e Festucion variae) si possono osservare alcune importanti monocotiledoni che caratterizzano la fisionomia dei tipi di praterie più diffusi su questi substrati: la festuca varia (Festuca varia) forma cenosi a gradoni lungo i pendii assolati, la festuca di Haller (Festuca halleri) forma praterie su suoli ricchi di scheletro su pendii precocemente sgombri dalla copertura nevosa e la carice ricurva (Carex curvula) costituisce praterie alpine che raggiungono in maniera discontinua il piano nivale. Interessanti sono anche alcune primule (Primula minima e P. glutinosa), il bupleuro stellato (Bupleurum stellatum) e alcuni giunchi (Juncus trifidus subsp. trifidus e J. jacquinii) che prediligono stazione esposte e con erosione del suolo. I macereti, gli sfasciumi e le morene (Androsacetalia alpinae) sono habitat colonizzati prevalentemente da specie pioniere tra le quali si ricorda la cariofillata delle pietraie (Geum reptans), la sassifraga incurvata (Saxifraga cernua), l’acetosa soldanella (Oxyria digyna) e il garofanino di Fleischeri (Epilobium fleischeri). Sulle rocce compatte (Androsacion vandellii) possono crescere specie vascolari grazie alle fessure e all’opera disgregatrice di alcune crittogame, in particolare licheni, che favoriscono la formazione di nicchie con piccoli depositi di humus. Alcune specie caratteristiche sono la peverina dei ghiaioni (Cerastium uniflorum), l’eritrichio nano (Erytrichium nanum), la primula irsuta (Primula hirsuta) e l’ubiquitario semprevivo ragnateloso (Sempervivum arachnoideum). Nella seconda parte di questo settore, che rappresenta il nucleo originario del Giardino Botanico, è stato ricavato un macereto calcareo dove sono raccolte le specie della flora alpina dei massicci calcareo-dolomitici. Le vallette nivali (Arabidion caeruleae) presentano delle vicarianti basifile rispetto alle analoghe vegetazioni su silice: esempi sono il salice a foglie reticolate (Salix reticulata) o la canapicchia di Hoppe (Gnaphalium hoppeanum). Le praterie discontinue alpine (Caricion firmae), sono caratterizzate da zolle a carice rigida (Carex firma) a cui si associano alcune minute, ma affascinanti piante come la silene a cuscinetto (Silene acaulis), la valeriana strisciante (Valeriana supina) e la sassifraga verde-azzurra (Saxifraga caesia). Inoltre è coltivata la spettacolare silene d’Elisabetta (Silene elisabethae), endemismo insubrico molto localizzato e per questo inserito in Lista Rossa. I macereti con materiale sciolto in movimento (Thlaspietea rotundifolii) sono habitat difficilmente colonizzabili in cui le specie hanno sviluppato particolari strategie di accrescimento e diffusione: alcune sono in grado di sviluppare fusti sotterranei che seguono il movimento del materiale (Thlaspi cepaeifolium, Alyssum ovirense), altre strisciano al di sopra del ghiaone (Linaria alpina), altre ancora sono in grado di fermare il movimento del materiale formando delle piccole nicchie.

Linearia alpina.

In situazioni meno disturbate si possono trovare specie molto rare come l’androsace di Hausmann (Androsace hausmannii), tipica delle Dolomiti, o la coclearia alpina (Rhyzobotryia alpina), endemismo delle Alpi sud-orientali inserita nella Lista Rossa nazionale e provinciale. In quest’area e su alcune pareti calcaree dislocate in vari punti del Giardino crescono interessanti specie casmofitiche (piante di fessura) alcune delle quali endemiche delle Dolomiti, come ad esempio la primula tirolese (Primula tyrolensis), spontanea nella Riserva e per questo scelta come simbolo del Giardino, lo stupendo raponzolo di roccia (Physoplexis comosa), la campanula del Moretti (Campanula morettiana) e molte sassifraghe (Saxifraga squarrosa, S. mutata, S. burseriana, S. paniculata, S. hostii e S. crustata).

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