Il seslerieto
Un pendio erboso poco lontano esemplifica il pascolo subalpino a sesleria, o seslerieto, (Sesleria varia) e carice sempreverde (Carex sempervirens) nei suoi molteplici aspetti. Questo popolamento, che si insedia sui macereti calcarei posti preferibilmente a solatio, è distribuito su un’ampia fascia altitudinale che va dal limite del bosco in basso fino al firmeto che lo sovrasta. L’opera di colonizzazione del ghiaione da parte del seslerieto comincia con alcune specie pioniere quali il camedrio alpino e i salici a spalliera (S. alpina, S. serpyllifolia) che formano le prime zolle stabili di vegetazione. Queste aumentano la propria superficie dapprima in fasce che si allungano nel verso della pendenza poi, con l’aumento della sostanza organica nel suolo e l’arrivo di specie la cui azione di contenimento del ghiaione è sempre più efficace, avviene l’unione delle fasce e la formazione di un pascolo omogeneo o interrotto qua e là da massi emergenti. Tuttavia il seslerieto mantiene una certa “dinamicità” dovuta alla mobilità, seppur impercettibile, del versante che, in funzione della pendenza, è soggetto alla gravità e all’azione della neve. Si creano quindi delle discontinuità del cotico erboso con la formazione di un mosaico di zolle e gradini (da cui il nome di “prato a scale”) con continui cambi di pendenza e la costituzione di microambienti in grado di soddisfare le esigenze ecologiche di varie specie vegetali. Infatti qui alcune piante alpine (Erica carnea, Polygala chamaebuxus), più bisognose dal punto di vista termico, raggiungono le quote più alte in assoluto nel comprensorio (2800 m). Non c’è da stupirsi quindi se alla composizione del seslerieto partecipano un numero considerevole di specie diverse. Nelle condizioni più favorevoli in cento metri quadrati di pascolo si possono trovare più di sessanta specie molte delle quali endemiche come Horminum pyrenaicum e Senecio abrotanifolius. Altre piante attirano lo sguardo dell’osservatore con le loro fioriture colorate: pensiamo all’astro alpino (Aster alpinus), all’anemone narcissino (Anemone narcissiflora), alle pediculari (Pedicularis elongata e P. rostrato-capitata), ed infine alla stella alpina (Lentopodium alpinum) assunta come simbolo delle alte rupi ma in realtà pianta steppica di origine asiatica che in quest’area relativamente calda e asciutta trova l’ambiente che gli è più congeniale. Contigua al seslerieto notiamo un’aiuola dove l’aspetto rupestre si fa più deciso ed i cespi di sesleria lasciano il posto ai ciuffi pungenti di Festuca alpestre, a formare il festuceto.

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