Centaurea scabiosa.

La vegetazione delle rupi calcaree
Sono chiamate anche casmofite, cioè le piante delle rocce, e vivono in un ambiente ostile, dove solo organismi altamente specializzati possono resistere, sviluppando particolari adattamenti di tipo morfologico: apparato radicale esteso, alla continua ricerca di acqua e nutrienti all’interno delle fessure, foglie e fusti resistenti, coriacei o pelosi, spesso raggruppati in cuscinetti compatti detti anche pulvini (es. sassifraghe) all’interno dei quali si mantiene un microclima più favorevole e viene trattenuto l’humus formato dalle parti morte della stessa pianta. Poiché le rupi possono trovarsi a tutte le quote dai fondovalle alle vette dei monti e con condizioni d’insolazione o di ombreggiamento differenti, bagnate direttamente dalla pioggia o in posizione riparata ma soggetta ad afflussi di correnti umide o di stillicidio, le piante che vi vegetano possono presentarsi come cuscinetti coriacei e resistenti sui versanti esposti al sole o di aspetto fragile e delicato negli anfratti ombrosi e umidi (felci del genere Cystopteris, Arenaria huteri) Sulle pareti più compatte e inospitali le piante superiori lasciano il posto ad alghe e licheni. Soprattutto questi ultimi possono essere considerati i veri abitanti delle rocce: i licheni endolitici, ad esempio, sciolgono con i loro acidi la roccia calcarea e vi penetrano fino a qualche millimetro dalla superficie. Gli scambi con l’atmosfera avvengono tramite sottili canali mentre la luce riesce a filtrare attraverso le rocce chiare. Dal punto di vista altitudinale, alle quote più elevate, le piante rupicole popolano le stazioni prossime o frammiste al firmeto ma, rispetto a questo, vivono in posizione più esposta agli sbalzi termici e al vento dove la neve rimane per poco tempo e non può far sentire il benefico effetto di ottimo isolante termico. In questi ambienti estremi vivono piante quali la minuartia a otto stami (Minuartia cherlerioides), l’eritrichio nano (Eritrichium nanum), la cinquefoglie delle Dolomiti (Potentilla nitida), la sassifraga delle Dolomiti (Saxifraga squarrosa). Nell’orizzonte montano la specie più caratteristica è la cinquefoglie penzola (Potentilla caulescens) che dà il nome all’associazione, con gli endemismi spirea cuneata (Spiraea decumbens subsp. tomentosa) e raponzolo chiomoso (Physoplexis comosa).

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